L’ultima riforma pensioni ha consentito e consente ancora fino alla fine dell’anno 2021 di adottare la pace contributiva per riscattare i periodi scoperti di contribuzione. C’è da affrettarsi in quanto non è prevista alcuna proroga per il 2022 dal governo Draghi che, quindi, porrà fine a tale misura sperimentale. Come tappare i buchi contributivi ai fini della pensione e, soprattutto, se conviene arrivare alla pace contributiva per anticipare il trattamento pensionistico.
Innanzitutto, riscattare i periodi non coperti dai contributi per fare in modo di giungere alla pace contributiva, rappresenta un’ottima occasione per tutti quelli che svolgono un’attività lavorativa discontinua, ovvero con diverse interruzioni occorse tra un’occupazione e l’altra, una situazione sempre più frequente a causa dell’aumento del precariato diffuso soprattutto tra i giovani che vogliono, quindi, andare in pensione anticipatamente.
La pace contributiva permette di recuperare ai fini pensionistici i periodi non coperti da lavoro e quindi da contribuzione previdenziale. Una mossa che consente di aumentare l’anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione, anche in riferimento all’importo dell’assegno previdenziale, specialmente se la pace contributiva viene abbinata al riscatto laurea agevolato che costituisce una misura strutturale.
La pace contributiva può essere ottenuta anche dai superstiti, superstiti e parenti od affini entro il secondo grado di parentela. Tuttavia, è necessario essere in possesso di determinati requisiti e di rispettare alcuni vincoli:
Per i tanti contribuenti che non riescono a capire se accedere alla pace contributiva convenga o meno, vediamo di dare un aiuto nello sciogliere il dilemma quasi amletico.
La norma è riferita solo a coloro che rientrano nel sistema contributivo, dunque, offre un vantaggio a tutti i lavoratori che hanno necessità di raggiungere velocemente il requisito contributivo per la liquidazione della pensione e poter uscire in anticipo dal mondo del lavoro di qualche anno, oltre ad aumentare l’importo dell’assegno previdenziale, permettendo, ad esempio, di raggiungere la soglia di 1,5 oppure 2,8 volte l’assegno sociale richiesto ai futuri pensionati che rientrano nel sistema contributivo per ottenere la pensione di vecchiaia rispettivamente con 67 anni o 64 anni d’età e almeno 20 anni di contribuzione versata o maturata.
Nell’effettuare il calcolo di quanto possa convenire la pace contributiva, a prescindere dalle situazioni individuali, bisogna tenere conto di alcuni vantaggi fiscali che ha introdotto la norma:
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