Pensioni nel 2022: quando l’età non conta, ecco le misure che lo permettono

omesso versamento contiributi

Pensioni con uscita a 67 anni di età perché così prevede la pensione di vecchiaia. Ed i sindacati a chiedere misure flessibili dai 62 anni di età. Nel frattempo, ecco la quota 102 a 64 anni in sostituzione della quota 100 che però può essere ancora fruita da chi ha cristallizzato il requisito e quindi a 62/63 anni. Ma poi c’è anche l’Ape sociale, che si può sfruttare a partire dai 63 anni di età. Perfino una misura che chiede un enorme sacrificio alle lavoratrici, con il suo ricalcolo contributivo e penalizzante della pensione, prevede una determinata età per essere fruibile. Infatti le lavoratrici dipendenti escono a 58 anni di età e le autonome a 59 anni di età, sempre che i requisiti siano stati completati entro il 31 dicembre dl 2021.

Sono moltissime le misure previdenziali che prevedono una determinata soglia di età minima per poter essere sfruttate. E sarà così anche nel 2022, con due misure per pensioni anticipate. Sostanzialmente il nostro ordinamento prevede due sole misure che prescindono dal requisito anagrafico. E sono due misure strutturali, nel senso che non hanno scadenza e sono dentro il sistema previdenziale. Parliamo delle classiche pensioni anticipate, altrimenti dette ordinarie, e della quota 41, che però non è quella per tutti che tanto i sindacati vogliono. In definitiva, solo queste due strade portano ad una pensione al raggiungimento di una determinata età contributiva, con alcuni altri requisiti tra cui però manca quello anagrafico.

La pensione anticipata ordinaria, come fare nel 2022

La pensione anticipata ordinaria permette ai lavoratori di non dover attendere alcun limite di età per accedere alla quiescenza. Basterà aver maturato un determinato requisito contributivo. La pensione anticipata altro non è che l’alter ego della pensione di anzianità ante Fornero, che proprio la professoressa e Ministro del Lavoro del governo Monti decise di abolire e sostituire con questa misura.

La pensione di anzianità infatti resta fruibile (in salvaguardia) solo per chi  ha maturato i relativi requisiti entro il 31 dicembre 2011 ((ma ad occhio, non ne esistono più di lavoratori di questo tipo).

Va detto che la pensione anticipata riguarda i lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO), quindi pure al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, alle Gestioni speciali per i lavoratori autonomi, alla Gestione Separata INPS e alle forme sostitutive ed esclusive dell’AGO.

Per accedervi basta raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi versati (2.227 contributi settimanali) se il richiedente è uomo, mentre 41 anni e 10 mesi (2.175 contributi settimanali) se il richiedente è donna. Occorre attendere la finestra di 3 mesi tra la data di maturazione del diritto e la data di decorrenza della prestazione pensionistica.

Per tutti, almeno 35 anni di contributi versati devono essere al netto dei contributi figurativi da malattia o disoccupazione.

Pensioni anticipate con la quota 41 nel 2022

La quota 41 è una misura che non prevede limiti di età. Nessuna differenza tra uomini e donne. Per tutti sono necessari 41 anni di contributi versati. Di questi, 35 anni devono essere effettivi, quindi al netto dei figurativi per disoccupazione e malattia. Le pensioni con quota 41

Inoltre è necessario rientrare tra i precoci, cioè avere un anno di contributi versati prima dei 19 anni di età e non necessariamente continui.

Anche in questo caso, misura aperta ai lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria e alle forme sostitutive o esclusive dell’Ago. Ma serve anche che si rientri un una delle sottoelencate categorie:

  • Disoccupati che hanno perso il posto di lavoro per licenziamento individuale, licenziamento collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • Invalidi con disabilità pari o superiore al 74%;
  • Persone che assistono familiari (coniuge o un parente di primo grado conviventi o affini con situazioni familiari particolari) con handicap in situazione di gravità;
  • Lavoratori addetti alle mansioni usuranti (addetti alla linea catena, lavoratori notturni, conducenti di veicoli di trasporto pubblico e così via)
  • Lavoratori addetti alle mansioni gravose (edili,  gruisti, conciatori di pelli, macchinisti dei treni e personale ferroviario viaggiante, camionisti, infermieri  ed ostetriche delle sale operatorie e sale parto, addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido, facchini, addetti ai servizi di pulizia; operatori ecologi, operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca, pescatori, lavoratori del settore siderurgico, marittimi).

L’attività gravosa deve essere stata svolta per 7 degli ultimi 10 anni di carriera o in 6 degli ultimi 7 anni. Anche in questo caso, per la quota 41,  finestra di 3 mesi e pensione liquidata decorsi tre mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.