L’assegno unico per i figli e la riforma fiscale dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) porterà i maggiori vantaggi alle famiglie, ai lavoratori autonomi e partite Iva e ai residenti delle regioni del Sud Italia. A spiegare gli effetti delle due misure è stato il ministero dell’Economia e delle Finanze con la nota numero 6 del 2022. I dati sono stati elaborati dal Dipartimento degli studi e delle ricerche. In totale, nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie italiane andranno 14 miliardi di euro. La platea di beneficiari interessata dalle riforme è di oltre 22 milioni di famiglie. Rimarranno fuori dai benefici circa quattro milioni di nuclei.
Due, pertanto, le riforme che sono state varate a partire dal 2022. Con la revisione dell’Irpef, in vigore dal 1° gennaio 2022, e l’introduzione dell’assegno unico per i figli, il governo mira a sostenere la ripresa economica abbassando, peraltro, la pressione fiscale. Si tratta dell’obiettivo più specifico della riforma fiscale con la riduzione delle aliquote Irpef, la revisione degli scaglioni e quella delle detrazioni. Per i lavoratori dipendenti arriva anche la revisione del trattamento integrativo. L’assegno unico per i figli, in vigore da marzo 2022, mira invece a erogare una prestazione non più legata al reddito ma al valore dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) della famiglia. L’indennità per i figli, dunque, non verrà erogata solo in rapporto ai redditi delle famiglie, ma anche sul patrimonio posseduto, mobiliare e immobiliare.
I maggiori vantaggi della riforma Irpef e dell’assegno unico per i figli andranno sicuramente ai lavoratori autonomi e alle partite Iva. In primo luogo perché percepiranno un assegno strutturato per i figli che prima non ricevevano. La sola riforma fiscale, invece, lascia sostanzialmente in equilibrio i benefici tra gli autonomi e i lavoratori dipendenti. I maggiori effetti positivi si hanno per le famiglie che vivono nel Sud Italia. In tal senso, il ministero dell’Economia, nella sua analisi, arriva alla conclusione che i risultati siano la somma delle due riforme che mirano a ridurre le disuguaglianze dei redditi soprattutto nelle aree più svantaggiate dell’Italia.
La riforma fiscale dell’Irpef e l’introduzione dell’assegno unico per i figli hanno un impatto maggiore sui redditi più bassi. Considerando sia i lavoratori alle dipendenze che gli autonomi e le partite Iva si può studiare la distribuzione dei vantaggi a seconda del livello di reddito. Da 0 a 15 mila euro sono coinvolte 6,311 milioni di famiglie con un beneficio medio di 863 euro. L’incidenza positiva sul reddito lordo è pari al 3,2%. Le famiglie che hanno redditi da 15 a 25 mila euro (4,779 milioni di famiglie coinvolte) avranno un beneficio medio di 683 euro con un’incidenza sul reddito lordo pari all’1,7%.
I vantaggi delle due riforme, Irpef e assegno unico per i figli, vanno assottigliandosi, anche in termini percentuali, in presenza di redditi più elevati. Per redditi da lavoro autonomo o dipendente da 25 mila a 40 mila euro (4,675 milioni di famiglie coinvolte), il beneficio scende a 432 euro, con l’incidenza sul reddito lordo dello 0,8%. Infine, per i redditi oltre i 40 mila euro (6.433 milioni di famiglie coinvolte) il beneficio medio scende ancora (451 euro) al pari dell’incidenza del reddito lordo (0,5%). Complessivamente, su oltre 22 milioni di nuclei familiari coinvolti dalle due riforme, il beneficio medio sarà di 614 euro all’anno e l’incidenza sul reddito lordo dell’1,1%.
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