Assegno unico e universale per i figli a carico, ulteriori chiarimenti dell’Inps con un nuovo messaggio

assegno unico
A pochi giorni dalla scadenza del termine, presentate solo il 30% delle domande

Non si ferma l’operazione assegno unico sui figli a carico da parte dell’Inps. La misura entrata ufficialmente in vigore dal primo marzo scorso, ormai è attiva, ma per entrare a regime occorre come sempre una fase transitoria. Per questo sono ancora molti gli utenti che non hanno presentato domanda o che la trovano ancora sospesa da parte dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano. I problemi che accompagnano la misura sono davvero molteplici e vanno chiariti molti aspetti. Per questo l’Inps ha deciso di chiarire il tutto con ripetuti messaggi, ripetute circolari e tramite le consuete risposte alle FAQ.

Assegno unico figli a carico, alcune precisazioni dell’Inps

Come ormai noto a tutti, l’assegno unico sui figli a carico ha sostituito tutte le altre prestazioni collegate al welfare per le famiglie italiane. I lavoratori dipendenti che fino a marzo percepivano l’assegno per il nucleo familiare adesso hanno buste paghe più leggere. Mancano proprio gli assegni sui carichi di famiglia, oltre che dei figli, anche del coniuge a carico. E sono venute meno le detrazioni per i familiari a carico. Altro ammanco considerevole in  busta paga. Agli autonomi e i disoccupati, che fino a marzo hanno percepito l’assegno unico temporaneo, il passaggio all’assegno unico è stato meno doloroso.

Per l’assegno unico necessario come al solito l’Isee

Per tutti comunque l’adempimento necessario è stato sempre quello della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e del relativo Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee). Senza un Isee in corso di validità l’assegno unico viene erogato solo per 50 euro a figlio. Va ricordato invece che la misura prevede un benefit di 175 euro massimo a figlio fino a 21 anni di età. Naturalmente esistono casi specifici e maggiorazioni che possono aumentare l’importo, ma la struttura della misura resta quella prima citata. L’Isee necessario è quello con i dati patrimoniali e reddituali dei due anni precedenti, cioè del 2020. Non è escluso però che chi ha subito variazioni considerevoli dal punto di vista lavorativo e reddituale, o da quello patrimoniale, o da entrambi, possa utilizzare, previo richiesta, l’Isee corrente. L’importante è che l’Inps nella fase di valutazione delle istanze, trovi un Isee in corso di validità.

Importi maggiorati per le famiglie, quando accade tutto questo?

isee

Come dicevamo, sugli importi dell’assegno unico le soglie sono prestabilite. Come specifica l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sul portale ufficiale, l’assegno è a quota variabile e modulata progressivamente. Si parte da 50 euro a figlio per chi non ha un Isee valido o chi invece lo ha ma sopra la soglia massima di 40.000 euro. Chi invece ha un Isee fino a 15.000 euro, ha diritto a 175 euro a figlio per poi scendere gradualmente per Isee sopra 15.000 e fino a 40.000.  SI ha diritto a delle maggiorazioni di importo per famiglie numerose, per madri sotto i 21 anni di età, per invalidità dei figli o per genitori che entrambi lavorano.

Salvaguardia per chi è penalizzato dall’assegno unico

Maggiorazione anche per i nuclei familiari che a conti fatti, nel passaggio dagli assegni per il nucleo familiare e detrazioni all’assegno unico e universale sui figli, ci hanno rimesso. L’Inps ha specificato che nel caso in cui entrambi i genitori siano titolari di reddito da lavoro, la maggiorazione dell’assegno unico per ogni figlio è pari a 30 euro che va a scalare se il reddito supera i 15.000 euro ed entro i 40.000 euro. La maggiorazione specifica riguarda anche i genitori che lavorano in agricoltura

Maggiorazioni per famiglie numerose, quando l’assegno unico sale di importo

Una  maggiorazione specifica riguarda le famiglie numerose e il surplus di assegno unico si applica a ciascun figlio successivo al secondo. Tale maggiorazione è nettamente  superiore a quella per i coniugi lavoratori. Si passa da 30 euro in più a figlio a ben 85 euro in più al mese, sempre a figlio. Anche in questo caso, maggiorazione a scalare tra i 15.000 ed i 40.000 euro di Isee. Per le famiglie che presentano invece almeno 4 figli a carico, la maggiorazione è forfettaria, con 100 euro in più al mese a nucleo familiare e non a figlio.

Alcuni chiarimenti dell’Inps sui nuclei familiari con genitori separati

Per l’assegno unico, come specifica l’Inps nel messaggio del 20 aprile scorso, il principio regolatore generale è che l’assegno unico e universale è erogato in pari misura tra coloro che esercitano la responsabilità genitoriale ovvero hanno l’affidamento condiviso dei figli. In pratica, ove non ci sia accordo tra i due genitori, l’assegno è diviso in due ed erogato a ciascun genitore in parti uguali.

Sempre in base ai chiarimenti dell’Istituto Previdenziale, l’assegno viene sempre erogato interamente a un solo genitore se da un provvedimento del giudice o da un accordo scritto tra le parti risulta che quel genitore ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale ovvero l’affidamento esclusivo. Allo steso modo, l’assegno spetta ad un unico genitore nel caso i cui, sempre un Tribunale, nel provvedimento che disciplina la separazione (a prescindere che sia separazione di fatto, separazione legale o che ci si trovi di fronte a divorzio), ha stabilito che in materia di bonus e benefit vari, sia un unico genitore a goderne.

Per i figli maggiorenni servono requisiti aggiuntivi

Infine, alcuni chiarimenti necessari anche per una parte importante dell’assegno unico sui figli, quella che riguarda i maggiorenni. In primo luogo è data facoltà al figlio maggiorenne di presentare domanda da solo e quindi di ricevere direttamente il bonus. Infatti la misura anche se erogata ai genitori, riguarda strettamente i figli. Ed un figlio maggiorenne può ottenere l’assegno sul proprio Iban presentando domanda da solo. Se la maggiore età è raggiunta durante il periodo di fruizione dell’assegno unico, il figlio maggiorenne può chiedere, tramite istanza all’Inps il beneficio. In questo caso il nominativo del figlio maggiorenne sparirebbe dalla domanda dei genitori che continuerebbero a percepire l’assegno solo per gli altri figli e non per il maggiorenne.

Le condizioni utili al beneficio cambiano in base alla residenza del figlio

L’Inps ricorda anche che per i figli maggiorenni il benefit è concesso solo a determinate ed aggiuntive condizioni. Il figlio maggiorenne deve essere un soggetto che frequenti un corso di formazione scolastica, universitaria o professionale o che svolga un tirocinio formativo o  una attività lavorativa. Il redito del figlio maggiorenne deve essere entro 8.000 euro lordi. Se il figlio maggiorenne non risiede coi genitori, oltre agli 8.000 euro annui lordi di reddito nel 2022, serve che nel 2020 (anno di riferimento dell’Isee del nucleo familiare) lo stesso abbia avuto un reddito lordo non superiore a 4.000 euro.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.