La guida al rinnovo della malattia dopo il primo certificato medico, tutte le cose che deve conoscere il lavoratore

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Malattia artigiani e commercianti

La malattia indennizzata è un diritto di qualsiasi lavoratore dipendente. Se un lavoratore sta male deve essere retribuito e può restare a casa fino a guarigione avvenuta. Ma sul capo dello stesso lavoratore pendono alcuni adempimenti che possono mettere in pericolo anche il posto di lavoro se disattesi. Parliamo del restare a casa per le eventuali visite fiscali dei medici accertatori. Ma si parla anche dei certificati medici e delle informative da mandare al datore di lavoro.

Come fare per la prosecuzione della malattia per il lavoratore dipendente

In generale il lavoratore dipendente in malattia deve farsi certificare il suo stato dal proprio medico curante che rilascia opportuno certificato medico. Nel certificato, oltre alla patologia c’è la prognosi. In pratica, c’è il tempo di guarigione che secondo il dottore, il lavoratore dovrebbe avere per poter tornare al lavoro. Ma è un termine presunto, perché a volte (ma sono casi rari), una guarigione anticipata può portare ad un rientro al lavoro altrettanto anticipato.

Capita senza dubbio, più di frequente, che sia il lavoratore a non poter rientrare al lavoro decorso il termine previsto nella prima prognosi del medico di base. In ogni caso, per ciascun passaggio relativo allo stato di malattia, il lavoratore deve tenere sempre informato il datore di lavoro. Resta il fatto che il lavoratore assente per malattia, ha la facoltà di prolungare lo stato. In pratica, si può prolungare il periodo di convalescenza, a condizione di darne opportuna comunicazione al proprio datore di lavoro.

La procedura di proroga della malattia

Il meccanismo per prolungare la malattia è abbastanza semplicistico. Infatti non c’è nulla di diverso o differente da quanto occorre fare ad inizio malattia, con il primo certificato medico. Occorre in altri termini, andare dal proprio medico curante che emetterà un nuovo certificato medico con una nuova prognosi. Bisogna però prestare attenzione ad un particolare. Se sul finire della malattia iniziale, a casa arrivano i medici accertatori dell’Inps per l’eventuale visita fiscale di controllo, bisogna sapere cosa fare. In genere questi medici fanno firmare al lavoratore la relata di controllo. Una dichiarazione con cui si attesta che il lavoratore era a casa nel momento della visita e che i medici accertatori hanno prodotto le verifiche del caso. E non è raro che sulla relata i medici di controllo, basandosi sul primo certificato medico, scrivono che il lavoratore è dichiarato di nuovo abile al lavoro dalla data di fine malattia del primo certificato.

In questo caso, la malattia viene interrotta. In pratica, anche recandosi dal medico di base il giorno stesso della chiusura della malattia risultante dal primo certificato, occorrerà provvedere ad una malattia ex novo, con tanto di nuova patologia.

Perché occorre fare le cose per bene per non rischiare di perdere il lavoro

Le operazioni di proroga della malattia devono essere rispettate in toto dai lavoratori. Non si può sbagliare nulla per non rischiare di perdere il posto di lavoro. Infatti se le cose non vengono fatte per bene si rischia una denuncia per assenza ingiustificata. E il mancato pagamento della malattia è l’effetto meno grave che può capitare. Infatti si può incorrere in sanzioni disciplinari, che poi possono sfociare anche nel licenziamento per giusta causa. Per questo occorre fare chiarezza sugli adempimenti da rispettare. Se il lavoratore si ammala e deve assentarsi dal lavoro proprio per via della  malattia, è assolutamente obbligato  a sottoporsi il giorno stesso al massimo il giorno dopo, a visita medica. La comunicazione dell’assenza deve arrivare al datore di lavoro nel più breve tempo possibile. Per questo adempimento occorre fare riferimento esclusivo al Contratto collettivo di settore, che stabilisce le regole da seguire anche nei casi di assenze per malattia. Dal momento che ormai anche nella sanità la digitalizzazione la fa da padrona, bisogna tenere conto che il medico deve essere uno riconosciuto dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN), che può redigere certificati telematici ed inserirli nelle opportune piattaforme.

Visite specialistiche, rientro anticipato e termini della prosecuzione della malattia

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Naturalmente si parla di assenze per malattia, perché molti confondono queste assenze con quelle relative a visite specialistiche e analisi. n questi casi l’assenza può essere giustificata da un medico diverso dal proprio medico di base, ovvero dal medico del laboratorio dove ci si presenta per le analisi. In questo caso il certificato medico può essere rilasciato anche in forma cartacea. Serve un certificato medico di guarigione anche nel caso assai raro e prima citato, del lavoratore che si sente guarito prima della scadenza della prognosi e che ritenga di poter tornare al lavoro prima. Ed anche in questo caso la procedura è la medesima, come è medesimo l’obbligo di darne preventiva comunicazione al datore di lavoro.

Alcuni chiarimenti importanti per la malattia del lavoratore

Tornando all’ammalato che resta tale dopo la prima prognosi, va sottolineato che  il certificato di prosecuzione della malattia deve essere richiesto al proprio medico curante entro il primo giorno successivo alla scadenza della prognosi precedente. Il meccanismo di trasmissione del certificato è sempre lo steso, con il proprio medico che lo immette in piattaforma e lo rende disponibile all’INPS. Sarà poi l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano (INPS) a trasmettere tale certificazione attestante la malattia al datore di lavoro.

Occhio ai termini e alle date dei certificati

Capita spesso che il lavoratore ammalato si faccia certificare la prosecuzione della malattia quando ancora la prognosi del primo certificato non è finita. Questo perché il medico curante è chiuso nel fine settimana ed una malattia può scadere la domenica sera. In questo caso i giorni della seconda prognosi devono contarsi non dalla scadenza della prognosi precedente, ma dalla data del nuovo certificato medico. Questo aspetto è da tenere in considerazione perché molti non considerano questa situazione e rischiano, come dicevamo, di non presentarsi al lavoro, con tutte le conseguenze del caso. Infine c’è da dire che per la prosecuzione della malattia prodotta in ritardo, i giorni scoperti, cioè tra l’ultimo giorno di prognosi del primo certificato, e la data del nuovo certificato, non sono coperti dalla indennità. In questi casi anche se zelante, il datore di lavoro non dovrebbe avviare le procedure disciplinari contro il lavoratore essendo soltanto una questione di ritardata certificazione inviata.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.