La guida alla tassa sui rifiuti, quando si paga, perché e quando la non abitazione aiuta

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Sta per arrivare la nuova scadenza di un adempimento a cui tutti gli italiani sono chiamati o quasi. Parliamo del pagamento della tassa sui rifiuti. L’imposta, che si chiami Tari, Tares, Tarsu e così via dicendo, grava in genere su tutti i proprietari di immobili ed è basata su un mix tra numero di residenti nel nucleo familiare e dimensioni dell’immobile.

La tassa sui rifiuti e le diverse tipologie di immobili

La tassa sui rifiuti fa parte della cosiddetta UIC, che sta per imposta comunale unica. Proprio il fatto che rientri nella UIC, fa capire che si tratta di una tassa da versare al comune sede dell’immobile. Sono chiamati all’adempimento tutti i contribuenti che hanno la proprietà dell’immobile come diritto reale di godimento. Ma allo stesso tempo l’imposta grava su tutti quelli che detengono o posseggono a qualsiasi titolo un immobile. I teoria il fattore determinate è la produzione di rifiuti. Infatti la tassa grava sugli immobili in grado di produrre rifiuti solidi urbani. Quindi, la tassa grava a prescindere dal titolo o dall’uso dell’immobile. La tassa non è dovuta sulle parti condivise e comuni di un immobile. Un tipico esempio può essere il condominio. Come vedremo, la tassa grava anche in base ai metri quadri della casa, ma nel calcolo giardini, cortili, atri, scale e padiglioni per esempio, che sono tipici del condominio, non incidono sul calcolo.

Il Comune determina aliquote, tariffe e regole

Il Comune come per IMU, Tasi e così via, ha le mani libere nel determinare, tramite delibere, il corrispettivo da far pagare ai cittadini come tassa sui rifiuti solidi urbani. Naturalmente lo Stato pone dei limiti, fissando le regole generali. Come anticipato, la tassa viene commisurata al numero dei residenti e alla grandezza dell’immobile. Entrambi infatti sono fattori che determinano al quantità di rifiuti che si producono. A parità di dimensione di casa una famiglia composta da 4 persone pagherà di più rispetto ad una composta da due persone. Così come su una casa di 100 metri quadri la tassa sarà maggiore di una da 80 metri quadri a parità di persone che ci abitano.

Quando la tassa non va pagata e cosa deve fare il contribuente

La tassa non è dovuta per case disabitate. Questo, anche se come dicevamo, molto dipende dal Comune, è la regola generale. La mancata abitazione sottintende la non produzione di rifiuti. Questo è scontato naturalmente. Ma per fare in modo che il Comune cancelli la tassa da quella casa, occorre adempiere. Il proprietario infatti deve dimostrare al Comune che la casa è completamente disabitata.

Per un rudere o per una casa fatiscente la cosa può essere facile. Diverso il caso di una casa perfettamente abitabile ma non utilizzata. In questo caso, la chiusura delle utenze di luce, gas e acqua possono avvantaggiare. Fornendo questo genere di prove al Comune, è inevitabile che l’Ente cancelli il balzello. Per quanto riguarda invece mobili e arredi dentro la casa, non è raro che il Comune invii la Polizia Locale a controllare la veridicità della dichiarazione di non uso.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.