Imprese: licenziare costerà di più. Aumenta la tassa sui licenziamenti

Le imprese che licenziano dipendenti con contratto a tempo indeterminato, al fine di contribuire al mantenimento del welfare sono tenute a pagare una sorta di tassa sui licenziamenti. L’Inps fissa annualmente la quota e per il 2023 è aumentata.

Cos’è la tassa sui licenziamenti?

Sappiamo che l’inflazione è elevata e che ha portato un notevole aumento del costo della vita che si è riversato sulle prestazioni sociali con aumenti degli importi, ad esempio aumenti della pensione, assegno di invalidità civile e altre prestazioni simili. A loro volta questi aumenti hanno portato anche ad aumenti dei contributi a carico delle aziende e quindi anche della tassa sui licenziamenti.

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Il ticket licenziamenti è dovuto per tutte le cessazioni dei rapporti di lavoro che danno diritto alla percezione della NASpI. I nuovi importi sono stati resi noti dall’Inps con la circolare 14 del 3 febbraio 2023. In essa si stabilisce l’importo della tassa sui licenziamenti in 603,10 euro annuali, per il 2022 l’importo previsto era 557,92 euro. L’importo per il triennio di anzianità è pari a 1.809,3.

Il contributo, insieme agli altri oneri previdenziali e assistenziali, deve essere pagato entro il 16 del mese successivo a prescindere dal fatto che il dipendente abbia o meno chiesto l’accesso alla NASpI. Ricordiamo che la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego non viene erogata automaticamente alla perdita del lavoro, ma deve essere richiesta. Il pagamento avviene con l’utilizzo del modello F24.

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A quanto ammonta la tassa sui licenziamenti nel 2023?

L’importo del ticket licenziamento è fissato nel 41% del massimale mensile di disoccupazione per ogni 12 mesi di anzianità di ciascun dipendente cessato. Nel caso in cui il dipendente cessato non abbia maturato un anno di anzianità contributiva, l’importo si riduce proporzionalmente. In questo caso è necessario suddividere l’importo annuale di 603,10 euro in 12 quote, il risultato è un importo di 50,26 euro mensili da moltiplicare per i mesi effettivi di lavoro.

Deve essere sottolineato che la tassa sui licenziamenti deve essere versata anche nel caso in cui la cessazione del rapporto di lavoro abbia riguardato un dipendente con contratto part time. C’è però una particolarità, cioè il ticket licenziamento in questo caso non è commisurato alle effettive ore di lavoro del dipendente, ma è sempre dovuto un misura piena.

La tassa sui licenziamenti è dovuta anche in caso di licenziamenti collettivi che si verificano quando un datore di lavoro con almeno 15 dipendenti decide di sopprimere almeno 5 posizioni lavorative in un arco temporale di 120 giorni. In questo caso gli importi dovuti sono gli stessi previsti per il licenziamento individuale, ma se le cessazioni avvengono senza che sia intervenuto un accordo sindacale, le somme dovute sono moltiplicate per 3.

Per i contratti a tempo determinato non è previsto il versamento della tassa sui licenziamenti, ma in costanza di rapporto di lavoro, il datore di lavoro deve versare un contributo aggiuntivo dell’1,4%, dal 2019, tale contributo è aumentato dello 0,50% per ogni rinnovo contrattuale. L’obiettivo è stimolare l’assunzione a tempo indeterminato attraverso un aumento degli oneri a carico di chi assume con contratto a tempo determinato.

Nadia Pascale

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