Rischio di un flop per il concordato biennale e il Governo corre ai ripari con modifiche al test. Ecco cosa sta succedendo.
Quando si è annunciato il concordato preventivo biennale le imprese hanno tirato un sospiro di sollievo perché hanno pensato alla semplificazione che ne sarebbe derivata e alla possibilità di sottrarre alla tassazione, in modo legale, parte del reddito. Tutti pensavano che l’elemento prevalente su cui sarebbero state calcolate le imposte da versare per due anni sarebbero stati i redditi degli anni precedenti. Così però non è stato.
I primi dubbi sono arrivati quando le casse previdenziali private hanno specificato che la base imponibile oggetto di accordo con il concordato preventivo biennale non sarebbe stata valida per determinare l’ammontare dei contributi da versare alle casse previdenziali.
I dubbi sono poi aumentati quando sono state lanciate le prime indiscrezioni sulle modalità in cui dovevano essere calcolate le basi imponibili su cui applicare le imposte. Il primo elemento è il punteggio Isa, infatti, la base imponibile è da determinare avendo in considerazione anche il reddito (fatturato-ricavi) che il contribuente avrebbe dovuto dichiarare per avere un punteggio Isa pari a 10. Pochi problemi per chi ha un Isa già alto, ma per gli altri una vera batosta.
A questa si aggiunge la rivalutazione determinata in base alla crescita del Paese. Il rischio per molti contribuenti è una base imponibile molto distante da quella reale, tasse molto alte e controlli fiscali approfonditi nel caso in cui non si dovesse aderire al concordato preventivo biennale. Si è capito a questo punto che il Governo voleva usare il concordato preventivo biennale per aumentare le entrate. Il rischio però è che con queste condizioni non aderisca quasi nessuno.
Proprio per questo, sebbene dal 15 giugno dovrebbe essere disponibile la piattaforma per aderire al concordato preventivo biennale, nella realtà dei fatti mancano i decreti attuativi in cui si indica come sarà calcolata la base imponibile. Aderire è quindi impossibile.
Sembra che il Governo nel frattempo stia lavorando a correttivi tra cui la flat tax incrementale, tassa piatta, sui redditi generati dalla differenza tra i redditi dichiarati dal contribuente e il reddito che dovrebbe generare il contribuente secondo l’Agenzia delle Entrate. Ad oggi non si sa quale dovrebbe essere l’aliquota e non vi sono ulteriori informazioni. Ciò che sembra però certo è che vi sarà uno slittamento dei termini di adesione.
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