Una pepita d’oro da 22 carati: non lo sai ma ce l’hai già in casa | È nascosta qui dentro

Pepita di oro (web) - Infoiva.com
Chi non ha in casa un vecchio smartphone, un tablet dimenticato in un cassetto o un computer portatile inutilizzato?
Questi oggetti, che spesso consideriamo semplici rifiuti elettronici, nascondono un segreto prezioso che in pochi conoscono.
Un tesoro inaspettato, che non ha nulla a che fare con la fortuna, ma è il risultato della tecnologia moderna. 4
Una vera e propria pepita d’oro che potresti avere a portata di mano, senza saperlo.
Se non ci credi, preparati a scoprire dove si nasconde e perché non dovresti mai buttarlo via.
Oro in ogni smartphone
Un gruppo di ricercatori australiani, guidati dalla Flinders University, ha sviluppato un metodo innovativo e sostenibile per estrarre l’oro dai dispositivi elettronici e dai minerali. Hanno scoperto che in ogni smartphone e computer ci sono minuscole quantità di oro, non per una questione di lusso, ma per le sue eccellenti proprietà. L’oro è un conduttore elettrico superiore e, a differenza di altri metalli come il rame, non si ossida. Per questo motivo viene utilizzato nelle connessioni critiche dei circuiti stampati, garantendo una trasmissione dei segnali pulita e senza alterazioni. È ovvio che un singolo dispositivo contiene quantità irrisorie di questo metallo prezioso. Tuttavia, se sommiamo le decine di milioni di tonnellate di rifiuti elettronici che produciamo ogni anno, si ottiene una vera e propria miniera d’oro.
La sfida dei ricercatori è stata quella di trovare un modo per estrarre questo tesoro in modo sostenibile, superando i metodi tradizionali che impiegano sostanze altamente inquinanti come il cianuro e il mercurio, che sono tossici per l’ambiente e per chi li utilizza. Il metodo innovativo messo a punto dagli scienziati australiani si basa su due componenti chiave. Il primo è l’acido tricloroisocianurico (TCCA), un composto chimico a basso costo solitamente usato per disinfettare piscine. Attivato con acqua salata, il TCCA è in grado di sciogliere l’oro presente nei circuiti stampati, trasformandolo in una soluzione liquida. Il secondo componente è un assorbente polimerico a base di zolfo, un elemento molto diffuso e a basso costo, che deriva dagli scarti della lavorazione petrolifera. Questo assorbente è in grado di catturare selettivamente l’oro dalla soluzione liquida, permettendo di recuperarlo in modo efficiente. La combinazione di queste due sostanze ha permesso ai ricercatori di fondere l’oro recuperato e creare un piccolo lingotto. La tecnica, a basso impatto ambientale, è stata descritta in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Sustainability.
Puoi farlo a casa?
Sebbene la scoperta sia rivoluzionaria e affascinante, è fondamentale capire che non si tratta di un processo replicabile in casa. L’estrazione dell’oro da rifiuti elettronici richiede l’uso di sostanze chimiche delicate che devono essere maneggiate da professionisti e in ambienti controllati. Il processo è ancora a livello sperimentale e necessita di ulteriori test per essere trasferito su larga scala.
L’obiettivo di questa ricerca è fornire un approccio praticabile e sostenibile per la produzione dell’oro, migliorando l’efficienza e riducendo l’impatto ambientale dei metodi tradizionali. Il vero valore di questa scoperta non è la singola pepita che potresti avere in casa, ma il potenziale che ha per rivoluzionare l’industria estrattiva, rendendola più ecologica e sicura per i lavoratori.