Costruire l’Italia dalle fondamenta

 

Costruire il nuovo esecutivo, dare forma al nuovo Governo. Ma quali saranno le fondamenta? Se l’Italia post elezioni vacilla, hanno invece le idee chiare su cosa vogliono e su quali siano le necessità di piccole e medie imprese le Associazioni di Categoria.

Infoiva ha intervistato quest’oggi Paolo Buzzetti, Presidente di ANCE, l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili. Perchè quando si parla di fondamenta…

Quali sono, a suo parere, le tre priorità che dovrà affrontare il nuovo governo per rilanciare domanda e consumi?
Per prima cosa mi auguro che si riesca a definire rapidamente un quadro di stabilità politica. Serve una soluzione che eviti lo stallo e consenta di formare un governo, qualunque esso sia, in grado di affrontare con efficacia le emergenze e mettere in campo quelle misure per la crescita di cui il Paese ha bisogno. I tre impegni più urgenti sono: lavoro, pagamenti della pubblica amministrazione e credito. Bisogna tornare a investire per arginare la grave emorragia occupazionale, che solo tra costruzioni e indotto ha fatto perdere oltre mezzo milione di posti di lavoro, sostenere le famiglie nell’acquisto dell’abitazione per far ripartire il mercato immobiliare, rimettere in sesto le nostre città, cominciando da scuole e ospedali.

Quali, invece, le politiche che dovrà mettere in campo per dare sostegno a imprese e professionisti, strozzati dalla crisi?
Sicuramente c’è un problema comune e molto forte che è la mancanza di liquidità, che sta facendo fallire migliaia di imprese e mettendo in seria difficoltà anche le realtà più solide. Bisogna intervenire concretamente su questo, ma non solo. E’ necessario guardare al futuro, servono politiche che facciano leva sugli investimenti che più di tutti possono creare occupazione e avere ricadute positive sull’economia. E quindi puntare sulla rigenerazione urbana, la messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione energetica del nostro patrimonio edilizio, la realizzazione di infrastrutture di qualità in tempi giusti e a costi adeguati. Interventi utili a far ripartire l’edilizia e tutti gli 80 settori ad essa collegati, dare una scossa positiva a tutto il sistema economico facendo, al tempo stesso, cose necessarie per il benessere dei cittadini.

Per parte vostra, quali saranno le prime istanze che porterete al nuovo esecutivo?
Come Ance abbiamo messo nero su bianco un piano per il rilancio dell’occupazione e lo sviluppo economico del Paese, che prima delle elezioni abbiamo consegnato ai leader dei principali schieramenti politici e sul quale abbiamo riscontrato un ampio consenso. Pochi e concreti punti per riavviare l’edilizia e l’economia di cui il nuovo governo dovrà tenere conto. Molti altri paesi – cito tra tutti Francia, Germania e Stati uniti – si sono già mossi in questa direzione e stanno puntando sull’edilizia come motore per il rilancio. Anche noi possiamo ripartire, se il governo avrà il coraggio di credere e puntare con forza sulle costruzioni. Abbiamo calcolato che sbloccando le risorse mai spese per il nostro settore – ben 39 miliardi di fondi disponibili e bloccati dal patto di stabilità e dalla burocrazia – si potrebbero generare oltre 660.000 nuovi posti di lavoro e avere una ricaduta complessiva sul sistema economico di 130 miliardi di euro. Una mossa strategica che ci consentirebbe di alleviare la morsa della crisi e gettare le basi di un importante programma di crescita a medio-lungo termine.

Qual è l’errore più grave commesso dai precedenti governi che non volete venga più commesso dall’esecutivo che verrà?
Negli ultimi anni sono state compiute una serie di scelte molto penalizzanti per il settore. Misure fiscali che hanno depresso il mercato immobiliare, investimenti ridotti al lumicino, risorse finanziate ma rimaste sulla carta e che sarebbero state fondamentali per realizzare cose utili e necessarie per il benessere di tutti. E’ questo l’errore da non ripetere: fermare l’edilizia, spegnendo il principale motore della macchina Paese.

Alessia CASIRAGHI

Le novità per le pmi edili dal decreto semplificazioni bis

Alcune novità dal decreto legge semplificazioni bis sono in arrivo per le pmi edili.

In primo luogo è stata confermata l’eliminazione del silenzio rifiuto sui permessi di costruzione e la riduzione dei tempi di attesa in caso di vincoli ambientali.
A cambiare sono invece le semplificazioni per le reti di impresa che partecipano alle gare d’appalto e spariscono gli snellimenti sugli standard di qualificazione per la partecipazione ai lavori pubblici.

Cosa cambia dunque?
Se un’impresa chiede permesso di edificare in un’area che ha vincoli di carattere ambientale, paesaggistico o culturale e non riceve risposta dall’ente di pertinenza, non scatta più il silenzio-rifiuto. L’ente è invece obbligato a concludere la procedura con un parere esplicito.

Si sottolinea che, se si abolisce il silenzio-rifiuto non scatta il silenzio-assenso nonostante i timori di condono edilizio “mascherato”, ovvero permessi di costruire più facili anche in presenza di vincoli.
Il silenzio assenso, però, vale per i permessi a costruire senza vincoli.

In presenza di vincoli, invece, l’amministrazione competente deve esprimersi in tempi certi e stabiliti, che in genere prevedono un massimo di 30 giorni.
Le procedure di autorizzazione paesaggistica sono state ridotte da 90 a 45 giorni, decorsi i quali l’amministrazione procede all’autorizzazione.

Per quanto riguarda le procedure di partecipazione, non sono presenti, nella stesura definitiva, le novità previste nelle bozze. Niente modifiche su mandato, scrittura privata, procura e presentazione delle offerte.
La nuova versione della legge prevede solo che le procedure di affidamento siano le stesse già applicate a raggruppamenti temporanei e consorzi fra imprese.

Le novità sulla legge notarile prevedono che le copie delle procure non devono più essere allegate agli atti quando sono già iscritte nel registro delle imprese: saranno gli stessi pubblici ufficiali a verificare la sussistenza dei poteri mediante visura dal registro o esame delle certificazioni esibite dall’impresa.

Previste una serie di facilitazioni, anche economiche, per le imprese nell’esecuzione del contratto, con cambiamenti al Codice dei contratti pubblici.
Aumentate le percentuali massime di svincolo della garanzia fideiussoria che passano all’80% e al 25%.

C’è poi uno svincolo automatico delle garanzie di buona esecuzione per la parte corrispondente all’esercizio delle opere protratto per oltre un anno prima del collaudo.

Vera MORETTI