Risoluzione consensuale del contratto di lavoro: cosa comporta per dipendente e azienda?

Risoluzione consensuale del contratto di lavoro: gli effetti per le parti

La risoluzione consensuale di un contratto inerente un rapporto di lavoro si concretizza nel caso in cui entrambe le parti concordano all’interruzione del rapporto di lavoro.

Diversamente, si parla di dimissioni quando è il dipendente a voler interrompere il rapporto di lavoro: di licenziamento quando a recedere unilateralmente dal contratto è l’azienda.

Risoluzione consensuale del contratto di lavoro: conseguenze per il dipendente

Partiamo dall’accesso alla Naspi che non può evitare di rappresentare un vantaggio per il dipendente. Tra l’altro, il Decreto Sostegni bis ha sospeso la sua riduzione mensile (pari al 3%) prevista solitamente dal quarto mese successivo all’inizio della sua fruizione, fino alla fine dell’anno 2021. Al momento, la regola originaria sarà ripristinata dal 1° gennaio 2022.

Contestualmente, la risoluzione consensuale può consentire al dipendente di trovare uno o più accordi favorevoli con il datore di lavoro, ad esempio: per una riduzione del giorno effettivo di licenziamento o per concordare una maggiore liquidazione.

La risoluzione consensuale del contratto di lavoro può rappresentare la possibilità per il lavoratore di porre fine a un contratto di lavoro a tempo determinato, anticipatamente rispetto alla scadenza prestabilita, qualora sia stressato o non riesca a trovare più un punto d’incontro con l’azienda, senza perdere il diritto all’indennità di disoccupazione dovuta, cosa che avrebbe avuto luogo nel caso di dimissioni volontarie.

Saltano gli obblighi di preavviso e recesso che avrebbero potuto costituire un intoppo anche per il dipendente. È utile sottolineare che in sede di risoluzione consensuale, il dipendente ha il diritto al TFR, allo stipendio relativo al mese in cui il rapporto si è concluso; il ricevimento alle indennità per ferie e/o permessi maturati e non goduti; pagamento eventuali tredicesima e/o quattordicesima.

La Naspi è dovuta anche nel caso di rifiuto del dipendente di essere trasferito ad una sede di lavoro che dista più di cinquanta chilometri dalla propria residenza e/o raggiungibile con i mezzi di trasporto pubblici in più di 80 minuti.

E ancora, risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta innanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Risoluzione consensuale del contratto di lavoro: conseguenze per il datore di lavoro

Nessun preavviso è previsto per la risoluzione del rapporto di lavoro da parte dell’azienda. Il datore di lavoro (così come il dipendente) può decidere di chiudere il contratto con effetto non immediato, bensì differito, attraverso un accordo di cessazione del lavoro che preveda una data futura e definitiva del contratto.

Abbiamo già parlato dell’obbligo del datore di lavoro delle erogazioni che dovrà versare al dipendente (la retribuzione relativa al mese in cui il rapporto si è concluso per mutuo consenso;
l’indennità per ferie e/o permessi maturati e non goduti; eventuali tredicesima e/o quattordicesima; il trattamento di fine rapporto.

Inoltre, il datore di lavoro è tenuto a comunicare la cessazione del rapporto di lavoro agli enti competenti entro cinque giorni dalla data di efficacia della risoluzione del rapporto.

In alcuni casi, l’indennità di disoccupazione Naspi è dovuta al dipendente e, in tal caso, l’azienda dovrà versare all’INPS il ticket Naspi all’atto della cessazione del rapporto per risoluzione consensuale. Anche dei casi suddetti, abbiamo già parlato (risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del dipendente ad essere trasferito ad una sede di lavoro che dista più di 50 km dalla propria residenza e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in più di 8o minuti; risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta innanzi all’Ispettorato territoriale del lavoro nell’ambito della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La forma della risoluzione consensuale del contratto di lavoro

Dal 2016 non è più sufficiente stipulare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con un documento scritto ma è necessario seguire un’apposita procedura telematica che è stata introdotta per verificare l’effettivo consenso del dipendente circa la conclusione del rapporto di lavoro, tramite il sito web www.cliclavoro.gov.it.

A tutti coloro che sono interessati a saperne di più sull’argomento “cessazione del rapporto di lavoro”, possiamo consigliare la lettura di alcuni nostri articoli che entrano nello specifico, ecco quali sono:

 

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