Baby influencer: cosa devono sapere le aziende e i genitori

baby influencer

Le persone sono sempre alla ricerca di nuove forme di guadagno e tra i lavori che emergono e che sempre più spesso sono amati, c’è quello da influencer, in questo mondo uno dei fenomeni che spopola è quello dei baby influencer, ma quali sono le norme che regolano questo settore e come devono comportarsi i genitori che vogliono “sfruttare” l’immagine social dei piccoli di casa?

Chi sono gli influencer

Quando un nuovo fenomeno emerge di solito lo fa al di fuori del quadro normativo, questo però non vuol dire che non si possano applicare delle regole e questo vale anche per i baby influencer, infatti i genitori devono sapere che ci sono delle regole da rispettare a tutela del minore.

Partiamo dall’inizio: l’influencer è un professionista che lavora solitamente nel campo della moda e riceve compensi per “sponsorizzare” attraverso i social i prodotti di vari brand. Il termine brand deve però essere individuato in modo molto generico, nel senso che anche un piccolo negozio di provincia può scegliere di offrire compensi a una persona per pubblicizzare la propria attività sui social.

Le forme attraverso cui si può organizzare questa attività sono diverse, ad esempio un contratto di collaborazione occasionale, ma anche la creazione di una società, cosa che conviene quando il volume di affari è ragguardevole. Potrebbe anche esserci un contratto alle dipendenze di un’agenzia. Non esiste l’albo degli influencer.

Le remunerazioni dipendono da diversi fattori, ma in primo luogo dalla capacità dell’influencer di “influenzare” gli altri, ecco perché diventano essenziali i follower presenti sulle proprie pagine Instagram, Facebook, Tik Tok, infatti le valutazioni dipendono proprio dal numero di essi. Quando si tratta di adulti tutto è abbastanza semplice da gestire infatti ci sono dei contratti regolari, la normativa stabilisce che è necessario chiarire sotto i post che si tratta di pubblicità remunerata.

Chi sono i Baby Influencer e la normativa di riferimento

Tutto diventa più complicato quando ad essere esposti sono i minori, si tratta infatti di un fenomeno molto comune e si parla di Baby Influencer, alcuni dei quali sono davvero già molto famosi, come i figli di Chiara Ferragni utilizzati per sponsorizzare le linee di abbigliamento baby create dalla madre, ma anche altri importanti marchi.

Si potrà obiettare che in effetti ci sono sempre stati bambini utilizzati nelle pubblicità e nel cinema. In realtà è così ed è prevista una disciplina per il lavoro minorile, si tratta della legge 17 ottobre 1967 n° 977, modificata in seguito all’entrata in vigore della direttiva 94/33/CE con D.Lgs. 4 agosto 1999 n.345 e che disciplina proprio i contratti pubblicitari di minori di 16 anni e L. 22 aprile 1941, n. 633 anche conosciuta come legge sul diritto d’autore che disciplina la tutela dell’immagine della persona e in particolare del minore e, infine, il codice civile.

Contenuto delle norme

La prima legge citata stabilisce che i minori possono essere impiegati in attività di tipo culturale, sportivo, artistico o pubblicitario, ma tali attività non devono pregiudicare sicurezza, integrità fisica e psichica del minore, il suo corretto sviluppo, la frequenza scolastica e la partecipazione ad attività di formazione e orientamento al lavoro dirette a fargli scegliere in modo consapevole un percorso di formazione professionale.

La legge 22 aprile 1941 n.633 mira a tutelare l’immagine del minore e stabilisce che per l’uso dell’immagine è in genere necessario il consenso del soggetto interessato e nel caso dei minori deve essere rilasciato il consenso da parte dei genitori o comunque da parte di soggetti che ne hanno la tutela.

In nessun caso vi può essere esposizione se la stessa pregiudica il minore stesso, quindi in questo caso neanche il consenso dei genitori è sufficiente.

Le sentenze in materia di Baby Influencer

Da questa disciplina applicata per analogia sono derivate diverse sentenze che hanno portato a censurare i comportamenti dei genitori che hanno esposto eccessivamente i figli. In alcuni casi c’è stato l’ordine di rimozione dei contenuti dai social aventi come soggetti dei minori e la deindicizzazione dei contenuti. Purtroppo questi provvedimenti sono “blandi” non per volontà del giudice ma per la stessa natura della rete, infatti se anche viene rimossa l’immagine dalla fonte principale, la stessa nella maggior parte dei casi è stata già girata migliaia di volte e spesso salvata dagli utenti quindi è davvero difficile controllare le immagini e la loro divulgazione una volta che sono finite nella grande rete.

Cosa ha deciso il Tribunale di Milano

Un’importante sentenza è del Tribunale di Milano n. 4379 del 16 luglio 2020: la madre aveva dato il consenso ad un contratto pubblicitario avente come protagonista il minore. Il padre ha proposto ricorso in quanto non aveva a sua volta dato il consenso. In sede il brand ha invece dichiarato che la madre aveva affermato di essere l’unico genitore responsabile del minore (affidamento esclusivo) . Di fatto il giudice ha dato ragione al padre individuando i contratti di sponsorizzazione come atti di straordinaria amministrazione e di conseguenza per poter procedere è necessario il consenso di entrambi i genitori che esercitano responsabilità genitoriale.

Il tribunale ha sottolineato nella sentenza che quando ci sono contratti che prevedono l’uso dell’immagine dei minori deve essere valutato se questi sono realmente rispondenti a interessi degli stessi minori applicando principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso. Nella sentenza si sottolinea che alcuni casi di spettacolarizzazione dell’immagine dei minori possono interferire con il normale processo di maturazione del minore.

La sentenza è importante perché sottolinea l’obbligo del brand di verificare che il consenso sia prestato da entrambi i genitori a cui viene riconosciuta la responsabilità genitoriale.

La Francia e i Baby Influencer

Proprio per la difficoltà di dare una tutela piena ai minori utilizzando norme datate ed emesse in contesti completamente diversi rispetto a quelli odierni, la Francia ha emanato una normativa specifica per i baby influencer. La legge stabilisce che le aziende che desiderano adibire a lavoro di baby influencer dei minori devono ottenere un’autorizzazione dalle autorità locali. L’orario di lavoro dovrà essere determinato in base all’età del minore e i compensi dovranno essere diretti a un conto intestato al minore e non potranno essere prelevati fino al raggiungimento del 16° anno del minore.

Con questa norma si vuole evitare che i genitori sottopongano a sfruttamento dell’immagine i minori per poterne percepire loro i guadagni. In molti auspicano che anche in Italia si procede nella stessa direzione della Francia e quindi a una tutela specifica per questa tipologia particolare di lavoratori che spesso sono sottoposti a costante stress per posare in foto e video pubblicitari.