Invalidità e pensioni anticipate, ecco tutte le possibilità

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Parlare di vantaggi per chi si trova alle prese con disabilità, invalidità e problemi di salute può sembrare fuori luogo. Ma dal punto di vista previdenziale uscire prima dal lavoro e andare in pensione prima, non può non essere considerato un vantaggio.

E proprio avere qualche problema di salute è vantaggioso da questo punto di vista. Almeno alcune volte. Esistono misure di pensionamento anticipato destinate agli invalidi di un certo tipo.

Invalidità, quando consente di anticipare l’uscita fino ad 11 anni prima

La pensione alla luce delle norme che regolano oggi il nostro sistema, è abbastanza lontana come età. La pensione di vecchiaia si centra con 67 anni di età compiuti. Perfino una prestazione assistenziale come l’assegno sociale non può essere percepita prima dei 67 anni di età.

Qualsiasi altra misura di pensionamento anticipato (tranne rare eccezioni come la pensione anticipata contributiva), prevedono delle carriere lavorative piuttosto lunghe, perché necessitano di importanti montanti contributivi.

Si va dai 30 anni di contributi versati, insieme a tutta una serie di altri specifici requisiti piuttosto rigidi, per l’Ape sociale, ai 42 anni e 10 mesi di contributi per un lavoratore maschio per la sua pensione anticipata ordinaria. Tra questi due limiti, vanno segnalati i 38 anni di contributi della quota 100 o 102, i 35 di opzione donna, i 35 dello scivolo per gli usuranti o i 41 anni dell’omonima quota 41.

Come carriere più corte, si rischia di andare in pensione a 71 anni. Infatti servono almeno 20 anni per la pensione di vecchiaia ordinaria (o 15 anni per rientrare in alcune deroghe come quelle Amato, anche se ormai poco utilizzabili).

Con l’invalidità (menomazioni, amputazioni e così via) però, c’è una via che permette di anticipare di molto la quiescenza anche con solo 20 anni di contributi versati. La riduzione della capacità lavorativa è fattore determinante infatti, per accedere alla pensione di vecchiaia anticipata con invalidità pensionabile. E il vantaggio è notevole, perché si tratta di pensioni a 56 anni per le donne e 61 per gli uomini, anche se posticipate di 12 mesi per via delle finestre previste.

Come sfruttare il canale anticipato di pensione per le invalidità pensionabili

Completando alcuni requisiti e presentando domanda all’Inps non sono pochi coloro i quali possono uscire dal lavoro prima di 60 anni o poco dopo. I requisiti anagrafici e contributivi sono i seguenti:

  • Età anagrafica minima di 61 anni per gli uomini e 56 anni per le donne;
  • Contribuzione minima versata non inferiore a 20 anni.

A questo si deve aggiungere il rispetto della condizione principale di questa misura, che è l’invalidità pensionabile. Non basta essere riconosciuti invalidi civili dalle competenti commissioni mediche accertatrici delle Aziende Sanitarie Locali (Asl). Serve infatti che l’invalidità sia proveniente direttamente dall’Inps. Deve essere la commissione medica dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale italiano a certificare il grado di invalidità del richiedente, come utile alla fruizione del beneficio. E la percentuale minima prevista deve essere pari o superiore all’80%.

Per invalidità pensionabile si fa riferimento alla riduzione della capacità lavorativa specifica del soggetto interessato, in base alle mansioni svolte dallo stesso ed alla tipologia di attività svolta.

In pratica, se la malattia, la menomazione o in genere, la patologia invalidante comporta una riduzione a meno di un terzo della capacità lavorativa, l’uscita agevolata potrebbe essere fattibile.

La misura non è una novità in quanto prevista fin dall’epoca del governo Amato ed ormai strutturale.

Una autentica misura di pensione di vecchiaia con requisiti ridotti come età e alla stessa altezza della pensione di vecchiaia ordinaria come montante contributivo.

Assegno ordinario di invalidità

La misura prima descritta non va confusa con le altre prestazioni simil-previdenziali previste per le invalidità. Per esempio, l’assegno ordinario di invalidità lavorativa è quella prestazione che sempre l’Inps riconosce ai lavoratori dipendenti, parasubordinati e autonomi, che siano iscritti all’assicurazione generale Inps. In questo caso serve una invalidità certificata dalle commissioni mediche Asl prima e dai medici accertatori Inps poi. Invalidità che deve essere permanente. E può essere di natura sia fisica che  mentale. In questo caso la riduzione della capacità lavorativa utile al beneficio deve essere permanente e pari a due terzi.

Resta sempre il fatto che tale riduzione della capacità lavorativa deve essere specifica per il soggetto richiedente, nel senso che deve riguardare le mansioni e le attitudini specifiche dell’invalido. L’assegno è temporaneo e va confermato con opportuna visita ogni 3 anni per tre volte. Al permanere delle condizioni invalidanti che hanno dato diritto alla corresponsione dell’assegno, questo diventa definitivo dopo 9 anni.

Dal punto di vista contributivo, per questo assegno bastano 5 anni di contributi versati. Servono quindi almeno 260 contributi settimanali versati di cui 156 (3 anni) devono essere versati negli ultimi 5 anni prima di presentare domanda di pensionamento.

Pensione di inabilità lavorativa

Sempre per i lavoratori dipendenti, parasubordinati o autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria Inps (AGO), c’è pure la pensione di inabilità lavorativa. In questo caso la menomazione fisica o mentale deve essere permanente e di natura tale da rendere impossibile svolgere qualsiasi attività lavorativa per il diretto interessato.

Dal punto di vista contributivo questa prestazione ricalca quanto detto per l’assegno ordinario di invalidità nel paragrafo precedente, quando si parlava di 5 anni di contributi necessari di cui 3 negli ultimi 5 anni di carriera. Per chi rientra in questa tipologia di lavoro

A chi è stato riconosciuto il diritto alla pensione di inabilità, può essere concesso, su richiesta, l’assegno mensile per assistenza personale e continuativa. Questo nel caso in cui le patologie di cui si è affetti rendano impossibile svolgere le correnti e quotidiane necessità della vita. Un tipico esempio è quello di carenze nella deambulazione. L’invalidità quindi resta una valida possibilità pre ricevere un trattamento prima del previsto.

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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.