Il punto della situazione sulla riforma delle pensioni, cosa accade adesso?

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Anche se ancora devono ripartite i summit tra sindacati e Governo in materia previdenziale, l’argomento pensioni è sempre al centro del dibattito anche politico. Sono diverse le misure che potrebbero fare capolino l’anno prossimo con la nuova legge di Bilancio. Misure che possono piacere o meno, ma che rispondono senza dubbio alle esigenze di qualcuno che vede nella riforma l’unica via per poter lasciare finalmente e in maniera anticipata il lavoro.

la Quota 41 per tutti prima ipotesi di nuove pensioni

Quello che era il cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini, oppure dei sindacati, era e resta la quota 41 per tutti. Si tratta della misura principale su cui già all’epoca dell’introduzione di quota 100 nel sistema, la Lega considerava come il passo successivo alla Riforma e alla cancellazione della legge Fornero. Una misura questa con cui, in pratica, si entra nello scenario di una vera e propria nuova pensione anticipata ordinaria. Infatti sarebbe l’alternativa ai 42,10 anni che servono ai maschi oppure ai 40,10 anni che servono alle donne per le attuali pensioni anticipate. Con questa misura aperta a tutti, chiunque senza limiti di età raggiunge i 41 anni di contributi potrebbe lasciare il lavoro. La misura è altamente costosa per le casse dello Stato e sarebbe un autentico colpo di spugna all’attuale pensione anticipata ordinaria. Per questo si cerca di donare alla misura alcune penalizzazioni che la rendano meno appetibile.

Le penalizzazioni di quota 41 per tutti

Una di queste è senza dubbio il ricalcolo contributivo dell’assegno. Per uscire con 41 anni di contributi senza dover attendere i 42 anni 10 mesi nel caso degli uomini, bisognerebbe accettare un ricalcolo della prestazione con il metodo più penalizzante. Dalle ultime buste paga e retribuzioni, si passerebbe ai contributi versati. Questo significa un netto taglio della prestazione, con penalizzazioni che potrebbero superare di gran lunga il 30%. Questo a fronte di un anno e dieci mesi di anticipo per gli uomini o soltanto 10 mesi per le donne. Che sia una penalizzazione utile a scremare la platea dei potenziali beneficiari è evidente.

La flessibilità per le pensioni, si partirebbe dai 62 anni, ma a che costo?

Un altro cavallo di battaglia, questa volta più dei sindacati che della politica è la pensione flessibile dai 62 anni. In questo caso si cercherebbe una soluzione per permettere a quanti raggiungono questa età, di poter lasciare il lavoro a partire dai 20 anni di contributi versati. La misura sarebbe un toccasana soprattutto per quanti si trovano a svolgere un lavoro talmente pesante da rendere problematica la permanenza dello stesso fine 67 anni di età. Anche perché di penalizzazioni in questo senso ne verrebbero introdotte diverse. Non per volere dei sindacati, che vogliono una misura flessibile neutra da penalizzazioni, ma per volere del governo che deve barare anche ai contributi.

La pensione flessibile dai 62 anni

La pensione flessibile a 62 anni infatti, potrebbe essere introdotta con un taglio lineare di assegno per ogni anno di anticipo. In buona sostanza il pensionato dovrebbe accettare un taglio fra il 2% e il 3% dell’assegno per ogni anno dai 62 ai 67. L’alternativa sarebbe anche in questo caso il ricalcolo contributivo della prestazione, che inciderebbe di meno rispetto alla quota 41 per tutti naturalmente, perché si tratta di carriere più corte partendo dai 20 anni.

La conferma delle pensioni dai 64 anni

Altre ipotesi sono quelle di confermare le uscite a 64 anni come la quota 102 di quest’anno- In questo caso potrebbe entrare nel sistema una pensione per tutti e flessibile proprio dai 64 anni. Ed anche in questo caso con taglio lineare di assegno per tutti gli anni di anticipo. L’alternativa sarebbe quella che richiama alla vecchia proposta di Pasquale Tridico, cioè del presidente dell’INPS. In questo caso a 64 anni si otterrebbe soltanto la parte contributiva della pensione, per poi andare a percepire anche la parte retributiva solo a 67 anni. Un taglio che durerebbe quindi solo lo stretto giro dei tre anni che passano dai 64 e 67.

Ape sociale e opzione donna strutturali

Un’altra via sarebbe la conferma, se non in maniera strutturale quantomeno per un altro anno, di opzione donna è dell’Ape sociale. La prima misura potrebbe essere estesa anche a chi i 58 o 59 anni di età e i 35 anni di contributi li ha completati nel 2022. Infatti la vecchia misura è scaduta il 31 dicembre 2021. In pratica nel 2022 potranno lasciare il lavoro con opzione donna solo le lavoratrici che hanno completato entrambi i requisiti entro la fine dell’anno scorso. L’idea sarebbe quindi di estendere questa possibilità anche a chi questi requisiti di completa nel corso del 2022.

Le pensioni con l’APE anche nel 2023

Per l’Ape sociale invece si tratta di confermare una misura che già oggi è la principale misura su cui la politica è sicura di aver fatto una specie di capolavoro. Si tratta di una misura che permette una pensione anticipata soltanto a determinate categorie di soggetti, tutti con alcune problematiche di varia natura. L’idea sarebbe di rendere strutturare la misura, magari estendendo la possibilità a più lavori gravosi possibile, aumentando i codici Ateco che già a gennaio 2022 hanno subito un grosso incremento. In altri termini si potrebbe allargare la platea dei potenziali beneficiari di una misura, che resterebbe temporanea e limitata.

Come funziona la pensione con l’Ape

L’Ape sociale non può andare oltre i 67 anni di età. Ed è un assegno di accompagnamento alla vera e propria pensione di vecchiaia ordinaria. I beneficiari infatti la prenderebbero a partire dai 63 anni e fino ai 67. E resterebbero tutte le penalità oggi presenti, a partire dal fatto che la misura è erogata su 12 e non su 13 mensilità. Resterebbe il divieto di reversibilità della prestazione in caso di morte dei beneficiario. E resterebbe anche il blocco relativo alle maggiorazioni sociali, all’integrazione al minimo e agli assegni familiari.
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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.