Pensioni subito, senza riforme o quote, ecco come per i nati fino al 1965

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Il Mattarella bis, la rielezione del Presidente della Repubblica, per altri 7 anni (sempre che non si interrompa prima) avrà impatto pure sulle pensioni. Questo è inevitabile, almeno secondo gli esperti. Che sostengono anche che la conferma di Sergio Mattarella al Quirinale salvaguarda la riforma delle pensioni.

Quale non si sa, anche perché i tecnici che sostengono questo, non dicono che oggi una riforma delle pensioni non esiste, non è nemmeno allo stato embrionale. Certo, se si considera riforma il semplice fatto che alcune proposte sono finite sul tavolo di governo e sindacati, la situazione è davvero grave.

Per questo meglio guardare al presente, a ciò che offre il sistema previdenziale, con le misure di oggi che a dire il vero non sono poche. E tante di queste misure permettono uscite anticipate senza fronzoli, senza ipotetiche riforme, senza quelle quote a cui da tre anni siamo abituati (quota 100 prima e quota 102 adesso). Misure che potrebbero, se capite bene, portare alla pensione una vasta platea di lavoratori, fino ai nati nel 1965.

Pensione fino a i nati nel 1965

pensioni

Il dossier pensioni, cioè il lavoro di riforma, è fermo agli ultimi incontri  governo-sindacati. Alcune ipotesi ci sono, e riguardano la flessibilità in uscita. Qualcuno ha avanzato il progetto di completare il quadro entro la primavera, con il Documento di economia e finanza. Probabilmente tutto si risolverà, o non si risolverà, nella prossima legge di Bilancio.

Nel frattempo, chi vorrebbe lasciare il lavoro, non può non guardare alle misure vigenti. E gioco forza bisogna partire dalla pensione anticipata ordinaria. Misura che per dote contributiva richiesta, riguarda lavoratori che hanno avuto carriere lunghe e durature, possibilmente iniziate da giovani.

La misura per gli uomini si centra, senza limiti di età con 42 anni e 10 mesi di contributi versati. Per le donne invece servono 41 anni e 10 mesi. La pensione anticipata ordinaria ha sostituito la pensione di anzianità dopo la riforma delle pensioni del governo Monti, quella targata Elsa Fornero. In definitiva, nel 2022 possono uscire con la pensione anticipata ordinaria i lavoratori che hanno:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi versati per le donne;
  • 35 anni di contribuzione effettiva (senza i figurativi da disoccupazione o malattia).

Pensione ai precoci, l’età non conta, basta la carriera

Simile alla pensione anticipata ma limitata come platea c’è la quota 41. Misura destinata ai precoci, che hanno iniziato a lavorare piuttosto giovani. E poi destinata solo a determinate categorie, cioè disoccupati, invalidi, caregivers e lavori gravosi. In definitiva:

  • 41 anni di contribuzione;
  • 35 anni di contribuzione effettiva (senza i figurativi da disoccupazione o malattia);
  • Almeno 1 anno di contributi antecedente i 19 anni di età, anche discontinui.

In estrema sintesi, grazie alla quota 41 chi ha iniziato a lavorare intorno ai 16 anni può pensionarsi già intorno ai 57 anni, cioè pure i nati nel 1965.

La pensione anticipata per i contributivi

Non si può non considerare pure la misura di pensionamento anticipata per i contributivi. Persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, vengono chiamati comunemente contributivi puri. In pratica, sono lavoratori che non hanno carriera in epoca retributiva.

Per loro non ci sono problemi di calcolo della pensione o di sistema da applicare. Infatti rientrano in pieno nel metodo contributivo. La pensione per questi lavoratori si centra con:

  • Almeno 64 anni di età;
  • Almeno 20 anni di contributi versati;
  • Assenza di contributi versati, a qualsiasi titolo, prima del 1° gennaio 1996;
  • Pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (1.310 euro circa al mese al lordo delle tasse).

Ape sociale e Opzione donna, pensioni anticipate confermate nel 2022

Altre misure che certamente possono servire senza dover per forza auspicare una riforma radicale del sistema, sono Opzione donna e l’Ape sociale. Anche in questo caso parliamo di misure a platea circoscritta. Opzione donna si centra con:

  • Almeno 58 anni di età per le lavoratrici dipendenti;
  • Almeno 59 anni di età per le lavoratrici autonome;
  • Non meno di 35 anni di contributi.

Per l’Ape sociale invece, la pensione riguarda le stesse categorie di quelle a cui è destinata la quota 41. Solo per i lavori gravosi, la platea degli interessati all’Ape sociale rispetto alla quota 41 è più vasta. Infatti per il 2022 i lavori gravosi per l’Ape sociale sono stati estesi a diverse altre categorie oltre le 15 inizialmente previste quando l’Anticipo pensionistico sociale e la quota 41 nacquero. Questo è il frutto del lavoro della commissione per i lavori gravosi incaricata dal Ministero del Lavoro di trovare quali e quante attività sono meritevoli di tutela in base agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali.

L’Ape sociale si centra con:

  • Almeno 63 anni di età;
  • Almeno 30 anni di contributi versati per caregivers, invalidi e disoccupati;
  • Solo per edili e ceramisti almeno 32 anni di contributi versati;
  • Almeno 36 anni di contributi per gli altri lavori gravosi.

Pensioni di vecchiaia anticipate per invalidi

Una misura davvero particolare e piuttosto vantaggiosa è la pensione di vecchiaia anticipata con invalidità pensionabile. Chi viene riconosciuto invalido almeno all’80% da parte della commissione medica dell’Inps può avere accesso alla quiescenza diversi anni prima dei 67 anni e lo può fare anche nel 2022.

La pensione di vecchiaia anticipata si centra con:

  • Almeno 61 abbi di età per gli uomini;
  • Almeno 56 anni di età per le donne;
  • Minimo 20 anni di contributi versati;
  • Invalidità pensionabile pari ad almeno l’80%.
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Sindacalista, operatore di Caf e Patronato, esperto in materia previdenziale, assistenziale, lavorativa e assicurativa. Da 25 anni nel campo, appassionato di scrittura e collaboratore con diversi siti e organi di informazione.