Aumenti a due cifre per il conto corrente. Quanto pagano gli italiani?

Gli italiani in questo periodo stanno facendo i conti con diversi aumenti e molti non si sono accorti che nel frattempo sono aumentati i costi di gestione del conto corrente, ma a quanto ammontano i rincari?

Indicatore dei costi complessivi del conto corrente segnala aumenti vistosi

Gli italiani sono ormai abituati all’uso del conto corrente, infatti si tratta del principale strumento attraverso il quale si riceve lo stipendio e che di conseguenza viene utilizzato per spese anche frequenti, per eseguire bonifici o piccoli trasferimenti. Nel tempo però le spese sono aumentate e si “nascondono” sotto diverse voci.

Secondo le stime fatte da facile.it, avendo come punto di riferimento l’ICC, Indicatore dei Costi Complessivi, gli aumenti oscillano tra l’8% e il 34%, insomma in alcuni casi possono essere davvero elevati. Questo vuol dire che i costi di gestione media di un conto corrente oscillano tra 27 euro e 152 euro l’anno. Ad esempio Poste Italiane per il suo conto corrente ha portato il costo del canone mensile da 4 euro a 6 euro, per questa sola voce ogni italiano che ha un conto presso Poste Italiane spenderà 24 euro in più e il costo annuale del solo canone raggiunge così 72 euro.

A questa voce devono essere aggiunte quelle relative a eventuali carte di debito e credito, ad esempio Poste italiane concede gratuitamente la prima carta bancomat, ma la seconda prevede un canone annuo. Devono quindi aggiungersi i costi delle varie operazioni.

Aumenti conto corrente: quanto incidono nelle tasche degli italiani?

Dai calcoli di Facile.it emerge che una famiglia con bassa operatività (64 operazioni l’anno) spende per le operazioni allo sportello 87,91 euro con un aumento rispetto al 2021 del 34%. Sono contenuti gli aumenti per le operazioni online (8%) ma comunque si spendono in media 39,10 euro. Salgono i costi per le famiglie con media operatività che spendono 152,32 euro allo sportello con rincari rispetto a un anno fa del 14%. Anche in questo caso con il conto online il costo è più contenuto, ma comunque in media 67,31 euro. Sono simili i costi per coloro che hanno una operatività elevata.

I conti corrente che appaiono più economici continuano a essere quelli online che però nelle persone più anziane generano sempre qualche apprensione in più.

Scalapay, che cos’è e come funziona?

Si sta sempre diffondendo, tra i metodi di pagamento, il “Compri ora e paghi poi”. Tra i sistemi di pagamento rientranti tra le offerte degli operatori si ritrova Scalapay. Bastano pochi click per attivare il procedimento che si conferma facile e immediato. Con Scalapay, inserendo immediatamente i dati della carta, si ottiene da subito il saldo suddiviso in tre rate. È uno dei metodi di pagamento di beni non essenziali sia per comprare on line che nei negozi fisici.

Tra i metodi di pagamento Bay now pay later c’è Scalapay: compra adesso e paghi dopo

Scalapay rientra nei metodi di pagamento “Bay now pay later” (Bnpl), ovvero “Compra adesso e paghi dopo”. Si può differire il pagamento grazie al piano di rateazione di piccoli importi senza che su di essi siano applicati degli interessi o costi di transazione per chi compra. Il metodo di pagamento rateale è utilizzato soprattutto sulle piattaforme di market place, senza che vengano richiesti gravosi adempimenti burocratici. Infatti, quasi sempre, i controlli sulla capacità di rimborsare le tre rate previste sono pressoché poche. In generale, la procedura per il pagamento dura pochi minuti se si paga con la Visa Gold. Ma si può utilizzare anche una carta prepagata.

Bay now pay later, quali vantaggi ha il venditore?

Le condizioni di vendita e di pagamento utilizzate da chi vende il bene fanno pensare a quale possa essere il vantaggio per il venditore utilizzando un metodo di pagamento Buy now pay later, ovvero il servizio Scalapay. Anche il venditore ottiene il suo vantaggio. Con una commissione piuttosto limitata, incassa subito il pagamento o nel giro massimo delle successive 48 ore. Inoltre, il venditore non va incontro al rischio di insoluto. Il fenomeno dei metodi di pagamento Compra adesso e paghi dopo stanno avendo notevole utilizzo grazie allo sviluppo del commercio elettronico. Il valore complessivo delle transazioni del 2021 si è aggirato in circa due miliardi di euro. Si attende una crescita annuale del 40% fino a raggiungere transazioni per 10 miliardi di euro nel 2025.

Scalapay, come utilizzare il metodo di pagamento a rate?

Uno dei maggiori player della scena internazionale per i pagamenti Compra adesso e paghi dopo è Scalapay. Rappresenta un modo per suddividere la spesa per l’acquisto effettuato (soprattutto on line) in tre rate. Tuttavia, presto Scalapay prevederà la possibilità di poter pagare fino a 4 rate mensili. L’importo massimo della transazione può arrivare a 1.000 euro. Il servizio, inoltre, è totalmente gratuito per il cliente che effettua acquisti. È il venditore che paga una commissione che può andare dal 3,5% al 6%. Tuttavia, il venditore riceve nell’immediato l’importo pagato da chi ha effettuato l’acquisto.

Scalapay, quali sono i passaggi per procedere con il pagamento?

Per poter procedere con il pagamento mediante Scalapay, il soggetto che effettua acquisti on line deve procedere con il selezionare l’opzione di pagamento preferita. In tal caso, l’opzione “Scalapay” va selezionata nel momento in cui si effettua il check out. Risulta necessaria la registrazione. In tal caso vanno immessi i dati della carta di credito del compratore. Ma si può procedere anche con l’inserimento dei dati della carta di debito oppure di una prepagata. In automatico, il saldo rappresentato dal prezzo del bene o dei beni acquistati, viene suddiviso in 3 rate.

Scalapay, quando vanno pagate le rate con l’addebito?

Il pagamento della prima rata di Scalapay per un bene acquistato avviene all’istante. La seconda e la terza rata, invece, vengono addebitate a distanza di un mese, l’una dall’altra, rispetto alla prima. Nel caso in cui il pagamento avviene in un negozio fisico, il cliente deve registrarsi al portale di Scalapay. Per l’acquisto occorre selezionare il retail presso il quale si effettua l’acquisto e la spesa prevista. Il sistema Scalapay genera, dunque, un codice a barre che deve essere presentato alla cassa per il pagamento. Avviene dunque alla cassa il completamento della transazione per ciò che si acquista.

Scalapay, le novità in arrivo per i metodi di pagamento

Oltre alla possibilità di suddividere in quattro rate mensili (la prima va pagata all’istante, le altre a distanza di un mese l’una dall’altra), presto arriveranno delle novità sul metodo di pagamento Scalapay. Infatti, è previsto uno snellimento del sistema di identificazione del cliente che verrà collegato ai dati anagrafici. Nel caso in cui il cliente non paga, l’account viene bloccato. Oppure, si cerca un accordo con il team di supporto. L’insoluto, in ogni caso, fa sapere uno dei fondatori di Scalapay Simone Mancini, si aggira intorno alla percentuale dell’1%.

Scalapay, quali alternative in Italia? Ecco PagoLight di Compass

In Italia l’alternativa principale a Scalapay si chiama PagoLight di Compass. A luglio dello scorso anno, il metodo di pagamento Compass aveva raggiunto le 45 mila richieste per una cifra di transazioni pari a 30 milioni di euro circa. Gli importi spesi dai clienti partono, mediamente, dai 100 o 150 euro, per raggiungere cifre più alte, soprattutto nei settori del fashion, del beauty e del wellness.

Si può usare la carta di debito/credito di un’altra persona?

Ci sono gesti che molti di noi compiono quotidianamente e che in realtà non potrebbero essere fatti, ad esempio usare la carta bancomat di un genitore per gestire delle spese quotidiane, anche in favore dello stesso genitore. In realtà questi gesti non sarebbero ammissibili, ecco i limitati casi in cui si può usare una carta di debito/credito altrui.

La carta di credito/debito è un documento personale: vietato usare la carta di altre persone

La maggior parte delle persone oggi possiede una carta di debito, la classica carta bancomat, con cui è possibile fare prelievi ed effettuare pagamenti. L’uso della stessa, se intestata ad altri soggetti deve però essere oculato, infatti, espone al rischio di incorrere nel reato di appropriazione indebita, come nel caso di prelievo dal conto del defunto. La carta di credito/debito è un documento personale, questo vuol dire che ogni persona dovrebbe utilizzare esclusivamente la propria carta personale. La prima cosa da sottolineare è che la banca nel momento in cui concede la carta di debito/credito autorizza l’uso al solo intestatario e non ad altri soggetti. Di conseguenza è estranea al rapporto tra il suo cliente titolare della carta e il terzo.

Ad ogni conto corrente possono però essere collegate più carte di debito. Solitamente la prima è gratuita mentre le altre prevedono il pagamento di un canone mensile, proprio per questo molti vi rinunciano preferendo usare la carta di debito/credito altrui. Le carte ulteriori rispetto alla prima sono comunque di tipo personale e quindi recano un’intestazione specifica. Naturalmente tali caratteristiche espongono a problemi e dubbi. Ad esempio, è capitato spesso che recandosi presso un ufficio postale con la carta di debito di un genitore, è stato opposto dal dipendente che in realtà il pagamento non poteva essere accettato perché la carta è intestata a persona diversa rispetto a quella che stava effettuando l’operazione. Ulteriori problemi possono verificarsi quando il soggetto che ha la carta, la usa in modo indebito svuotando anche il conto. In tutti questi casi si configurano dei reati.

Uso indebito della carta di credito/debito

L’articolo da tenere in considerazione è il 55 del d.lgs 231 del 2007 che al comma 9 prevede in modo specifico tale reato, sottolineando però le caratteristiche per poter configurare tale fattispecie criminosa. Prevede che chiunque:

  • al fine di trarne profitto per sé o per altri;
  • utilizza indebitamente, senza esserne il titolare carte di credito o di debito;
  • è punito con la reclusione da uno a 5 anni e con multa da 310 a 550 euro.

A tale articolo si aggiunge anche la disciplina del decreto legge 143 del 1991 che all’articolo 12 dispone che “chiunque al fine di trarne profitto per se’ o per altri, indebitamente utilizza, non essendone titolare, carte di credito o di pagamento, ovvero qualsiasi altro documento analogo che abiliti al prelievo di denaro contante o all’acquisto di beni o alla prestazione di servizi, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire seicentomila a lire tre milioni”.

Ammesso l’uso indiretto della carta di credito/debito altrui

Il punto da sottolineare è che per configurare il reato è necessario utilizzare la carta altrui, indebitamente, quindi senza aver ottenuto il consenso, e per trarne profitto per sé o per altri. In base a tale punto la giurisprudenza ha ammesso che non commette reato la persona che, avendo ricevuto la carta e il PIN dal legittimo titolare, utilizzi la stessa per acquisti autorizzati da questo soggetto e che siano in favore di questi.

Proprio per tale motivo generalmente quando si va ad effettuare un pagamento con la carta di un altro soggetto, ma il pagamento è riferibile al legittimo proprietario della carta, il pagamento viene accettato. Ad esempio il figlio che con la carta di debito della madre, si reca all’ufficio postale ed effettua il pagamento della bolletta energetica intestata alla madre, non ha intoppi. In questo caso si parla anche di uso indiretto da parte del titolare della carta in quanto chi effettua il pagamento agisce come longa manus dell’altra persona, ad esempio la madre impossibilitata a muoversi chiede al figlio di andare a pagare la bolletta.

Riconoscimento del debito

In realtà anche questa procedura potrebbe creare problemi in quanto in un secondo momento il titolare della carta potrebbe anche dire che in realtà lui non voleva che la bolletta fosse pagata, magari perché quel mese non aveva sufficiente liquidità. Ecco perché la procedura corretta sarebbe quella di un’autorizzazione sottoscritta dal titolare della carta per ogni pagamento/operazione, in questo modo il titolare riconosce il debito e autorizza il pagamento.

L’autorizzazione dovrebbe comunque essere concessa per la singola operazione, infatti la Corte di Cassazione con la sentenza 17453 del 2019, ha stabilito che il fatto che un soggetto consegni la carta ad un terzo e riveli anche il PIN, indicando un’operazione da compiere, non giustifica un successivo uso per altre operazioni. Di conseguenza, anche se il soggetto afferma di ritenersi autorizzato ad effettuare altre operazioni, comunque ciò non vale come esimente. Nel caso concreto l’imputato era stato querelato dal titolare della carta per l’uso indebito della stessa e si era difeso proprio affermando di avere ricevuto carta e PIN dal titolare. L’uso indebito è comunque perseguibile solo a querela di parte.

Usare la carta di credito aziendale

Un discorso analogo può essere fatto per l’uso della carta aziendale. Capita che alcuni dipendenti abbiano a disposizione la carta di debito/credito dell’azienda per effettuare, nella maggior parte dei casi, dei pagamenti correnti per conto della stessa azienda. Questi sono comunque leciti e non si può essere perseguiti per tali operazioni. Cambia, invece, la situazione nel caso in cui il dipendente effettui degli acquisti per fini privati, ad esempio se il dipendente, approfittando della custodia della carta stessa, la utilizzi per fare il pieno all’auto personale che comunque non utilizza per l’azienda. In questo caso si configura il reato di appropriazione indebita previsto dall’articolo 61 del codice penale.

Regista napoletano accoltellato in Brasile

 

Tito Piscitelli era un regista napoletano che 4 anni fa aveva deciso di cambiare vita e partire come volontario per un’organizzazione umanitaria in Brasile. A Salvador de Bahia l’uomo, 42 anni, si occupava della difesa dei diritti dei bambini nelle favelas. Poi una notte, quella del 24 novembre scorso, viene ritrovato esanime in una pozza di sangue in un vicolo stretto di Bahia, nelle sue favelas.

La prima pista che battono gli investigatori è quella della rapina finita male: l’uomo era stato trovato in strada senza più soldi, oggetti e documenti di identità. Qualche giorno fa invece il colpo di scena: a uccidere Tito è stata una mano che lui conosceva, quella di Thiago Sousa Santos, 22 anni, venditore ambulante di Bahia, che ha sferrato il colpo mortale alla gola del volontario in seguito a una lite.

A incastrare Thiago Sousa Santos sono state le telecamere, quelle installate lungo Ladeira dos Aflitos, il vicolo dove si è consumato il delitto e quelle per il videocontrollo montate all’interno dei negozi di elettronica dove il giovane brasiliano era andato a fare acquisti utilizzando la carta di credito del volontario napoletano.

Poco prima infatti che i familiari di Tito Piscitelli bloccassero dall’Italia la sua carta di credito, il brasiliano si era concesso un discreto shopping: televisori, stereo, computer, telefoni cellulari e dvd.

 

Nuova scadenza per gli operatori finanziari

di Vera MORETTI

Per gli importi superiori a 3.600, gli operatori finanziari dovranno indicare i dati rilevanti ai fini dell’Iva entro il 15 ottobre 2012, se si tratta di importi che riguardano il periodo 6 luglio – 31 dicembre 2011, in cui l’acquirente è un consumatore finale che ha pagato con moneta elettronica.
La proroga, spostata dal 30 aprile ad ottobre, è stata effettuata per dare la possibilità agli operatori finanziari di predisporre gli opportuni adeguamenti tecnici, anche in seguito alle modifiche apportate al tracciato record per la comunicazione.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, inoltre, verranno pubblicate le nuove specifiche tecniche per la trasmissione, che vanno a sostituire quelle allegate al provvedimento del 29 dicembre 2011, che vengono soppresse.

Entro il nuovo termine, gli operatori dovranno comunicare, all’Anagrafe tributaria, sia i dati relativi alle operazioni rilevate nel periodo 6 luglio – 31 dicembre 2011, sia il numero di codice fiscale dei soggetti associati, ovvero con i quali hanno stipulato un contratto di installazione e utilizzo dei dispositivi Pos (Point of sale) per la ricezione di pagamenti effettuati con carte di debito, di credito o prepagate, comprese le eventuali cessazioni, con la specifica evidenza del codice identificativo di ciascun terminale.

A partire dalle operazioni effettuate nel 2012, le comunicazioni dovranno essere inviate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.