Il disegno di legge di Bilancio 2027 propone di portare da 85.000 a 100.000 euro la soglia di ricavi e compensi del regime forfettario, ma solo per le imposte sui redditi: per l’IVA il limite resterebbe a 85.000 euro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato il testo alla Camera venerdì 30 ottobre. La misura è nell’articolo 9 e non è in vigore: il disegno di legge (atto Camera n. 3174) passa ora alla commissione Bilancio, dove le audizioni sono previste indicativamente tra lunedì 9 e giovedì 12 novembre, e può ancora essere modificato.
Il doppio binario: 100.000 euro per le imposte, 85.000 per l’IVA
La relazione illustrativa del disegno di legge pubblicato sul sito della Camera indica che dal 2027 la soglia di accesso passerebbe «da 85.000 euro a 100.000 euro», mentre quella ai fini IVA resterebbe a 85.000 euro. Come spiega l’analisi articolo per articolo di Fisco e Tasse, i commi 2 e 3 dell’articolo 9 creerebbero un doppio limite sui ricavi o compensi dell’anno precedente: 100.000 euro per le imposte dirette e le addizionali, 85.000 euro per l’IVA.
Tecnicamente il DDL inserirebbe un nuovo comma 1-bis nell’articolo 232 del TUIR, il testo unico delle imposte sui redditi. Dal 2027, infatti, il regime non sarà più regolato dai commi 54-89 dell’articolo 1 della legge 190/2014 ma dagli articoli 232-243 del decreto legislativo 117/2026, il nuovo testo unico. L’imposta sostitutiva del 15% resterebbe invariata, come segnala Studio Ottaviani. Secondo Fisco e Tasse il nuovo limite varrebbe anche per l’aliquota del 5% riservata alle nuove attività che proseguono un’attività svolta da altri.
Uscita in corso d’anno a 115.000 e 100.000 euro
Le due soglie varrebbero anche per l’uscita dal regime. L’articolo 238, comma 1, fisserebbe un limite di «115.000 euro ai fini delle imposte sui redditi e delle relative addizionali» e uno di «100.000 euro ai fini dell’imposta sul valore aggiunto». Oggi, con ricavi tra 85.000 e 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo, mentre oltre i 100.000 euro cessa nello stesso anno (articolo 1, comma 71, della legge 190/2014).
Con le nuove regole chi supera 100.000 euro uscirebbe subito dalla franchigia IVA; oltre i 115.000 euro l’uscita immediata varrebbe anche per le imposte sui redditi, con IRPEF ordinaria e addizionali. È il punto da tenere d’occhio per capire cosa succede quando si superano le soglie nel corso dell’anno.
Lavoro dipendente, tetto a 35.000 euro solo per il 2027
L’articolo 9, comma 3, alzerebbe per il solo 2027 da 30.000 a 35.000 euro il limite dei redditi da lavoro dipendente e assimilati che permette di entrare o restare nel regime (articolo 233, comma 1, lettera f, del TUIR). Il tetto è già di 35.000 euro nel 2026, in base alla legge 207/2024 prorogata dalla legge 199/2025; senza un nuovo intervento il TUIR tornerebbe a indicare 30.000 euro. La verifica non conta se il rapporto di lavoro è cessato.
Cosa cambia per chi ha la partita IVA
Per chi resta sotto gli 85.000 euro non cambierebbe nulla. La novità riguarda la fascia tra 85.001 e 100.000 euro: queste partite IVA applicherebbero la flat tax solo alle imposte dirette e resterebbero soggette all’IVA ordinaria. La relazione tecnica, citata da MySolution e La Mia Finanza, stima che circa 41.000 soggetti sceglierebbero il regime con il nuovo limite.
La Mia Finanza elenca gli adempimenti dell’IVA ordinaria: fatture con IVA, liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale e comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, con costi in più per contabilità e consulenza. Sono gli obblighi tipici del passaggio dal forfettario al regime ordinario. Secondo la stessa fonte, nelle vendite ai consumatori finali l’IVA può far salire i prezzi o ridurre i margini, mentre tra imprese l’effetto è limitato perché l’imposta è neutrale. Per Fiscomania la convenienza dipende dal rapporto tra costi reali e coefficiente di redditività. Restano il tetto di 20.000 euro per lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori e le cause di esclusione dell’articolo 233.
Autorizzazione UE, emendamenti e tempi
Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 195 del 28 ottobre precisa che l’innalzamento ai fini IVA è «in attesa dell’autorizzazione dell’Unione europea». Fiscomania spiega che la soglia di 85.000 euro deriva dall’articolo 284 della direttiva 2006/112/CE e che le deroghe spettano al Consiglio UE (articolo 395). L’ipotesi di estendere il forfettario a 100.000 euro era già circolata in passato.
Secondo Agipronews, l’Ufficio di presidenza della commissione Bilancio si è riunito mercoledì 4 novembre per il calendario e il termine per gli emendamenti non è ancora fissato. «Le prime previsioni collocano il voto della Camera tra il 21 e il 23 dicembre». L’iter deve chiudersi entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio, cioè la gestione temporanea dei conti pubblici senza un bilancio approvato. Come riporta Money.it nel calendario della manovra, la seconda lettura al Senato è attesa a dicembre, con date ancora indicative.
Le cose da sapere
- La soglia del forfettario salirebbe a 100.000 euro per le imposte, mentre per l’IVA resterebbe a 85.000 euro.
- L’uscita in corso d’anno scatterebbe a 115.000 euro per le imposte e a 100.000 euro per l’IVA.
- Con ricavi tra 85.001 e 100.000 euro si pagherebbe la flat tax, con gli obblighi dell’IVA ordinaria.
- Il tetto di 35.000 euro per i redditi da lavoro dipendente varrebbe per il solo 2027.
- La parte IVA attende l’autorizzazione UE; il prossimo passaggio è la scadenza per gli emendamenti, che la commissione Bilancio deve ancora fissare.
Fonti: Camera dei deputati, Consiglio dei ministri, Fisco e Tasse, Studio Ottaviani, Fiscomania, MySolution, La Mia Finanza, Agipronews, Money.it
Foto: Alexkom000, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

